venerdì 30 settembre 2016

La pelle nera

La pelle nera

A Varallo Pombia, da tempo sono alloggiati, a cura della Caritas due giovani africani, uno del Senegal, uno della Guinea. Provengono da Novara dopo vicissitudini angosciose e dolorose (che lascio alla vostra immaginazione). Sono rifugiati umanitari, che fuggono da una situazione locale di persecuzione e pericolo. Qui hanno un tutor, che si incarica della loro integrazione e di fornire istruzione (la lingua italiana) e avviamento al lavoro. Sono ragazzi miti, socievoli e dar loro un aiuto è quasi un piacere. L’altra sera, in occasione di una cena, di fronte ai nostri inviti a uscire, a socializzare con i giovani del posto (cosa ci fate con noi vecchi?) ci hanno confessato con dolore e un filo di rabbia che, quando entrano in un bar o in altro locale, i giovani fanno capannello far di loro e li evitano. 2016 “nord evoluto”, non rivolgono loro la parola. Un cazzo!

Tre giorni fa sono stato a Carrù, borgo popoloso e prospero della Langa, noto per il “bue grasso” e i vini locali. Queste produzioni e tradizioni hanno portato ricchezza  e benessere, tanto che i cittadini hanno innalzato un monumento al nobile animale, scultura marmorea sullo sfondo di un tralcio di vite. Nella piazza del paese, dove un tempo forse si teneva il mercato del bestiame. La mattina mi alzo e vado a comprare il quotidiano. Getto un’occhiata ai giornali locali e vedo a lettere cubitali un titolo: “Carrù urla ‘no’ ai migranti”. No “Carrù vede nei migranti un problema” o “Come accogliere la quota di migranti destinata al nostro comune” ma un “no” definitivo, assoluto, senza possibilità di mediazione.

La pelle nera: paura e disprezzo. Razzismo puro.


Amoproust, 30 settembre 2016

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