Una scheda elettorale
Se
potevo ancora avere dei dubbi se votare sì o no al referendum del 4 dicembre
(già, una data!) la polemica sulla scheda elettorale mi ha spinto decisamente per
la sua pretestuosità e immaginifica balordaggine verso la sponda del sì. Forse
avverrà ancora qualcosa di impetuoso come un vento biblico a portarmi sulla
sponda del no, ma dubito.
Ma
i critici di questa scheda si sono guardati indietro e hanno dato un’occhiata
alle schede incomprensibili dei referendum passati? Piene di rimandi a commi e
articoli di legge, a “lei è d’accordo a sostituire le parole ‘bianco ghiaccio’ con le parole ‘bianco avorio’ e altre amenità del
genere? Schede per lo più illeggibili, al limite della comicità e della goliardia
leguleia?
Al
loro confronto la scheda del 4 dicembre è un magnifico esempio di civile
chiarezza. Inganno perpetrato nei confronti degli elettori? Ma è il titolo
della riforma approvata dal Parlamento in doppia lettura e pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale! Se lo ricordano lo schiamazzante Brunetta e il delirante Grillo? Per non parlare dei leaderini di sinistra! Se il quesito fosse stato sul modello di quelli precedenti ve le immaginate le
critiche, i ricorsi, le polemiche?
Sono
d’accordo (una prima volta!) con Maria Elena Boschi: “Il quesito è stato deciso
dalla corte di Cassazione”. E’ chiaro,
lampante, evidente.
Per gli scettici, a titolo di esempio, riportiamo il quesito del referendum sulle trivelle del 17
aprile:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17,
terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia
ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre
2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole:
“per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di
sicurezza e di salvaguardia ambientale”?
Ma siamo seri una buona volta!
Amoproust, 6 ottobre 2016
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