giovedì 27 ottobre 2016

sguaiati e razzisti

Sguaiati e razzisti

Non se ne può più di questa falsa (farsa) politica fatta di urla, insulti e delegittimazioni reciproche. Una parte parla, denigra, l’altra o le altre rispondono a suon di insulti e spesso di sonore bugie. Non se ne può più in quanto tutto questo disorienta e disaffeziona i cittadini già storditi e disillusi. 

Non intendo incolpare nessuno ma l’era Renzi - Grillo - Salvini - Brunetta sembra essere un’arena di gladiatori. Gli appelli dei saggi (Mattarella ma anche molti politici e opinionisti che hanno mantenuto la testa sulle spalle) rimangono inascoltati. Mi domando: che significato ha votare per una Riforma Costituzionale in questo clima? Si tratta ormai di una consultazione avvelenata e inquinata da fini che non le sono propri. Come se modificare una parte della Costituzione sia una cosetta da nulla. Non so cosa augurare al nostro Paese, perché per opera dei suoi rappresentanti (politici e intellettuali) non corra verso la rovina.

I fatti di Goro, Gorino e connessi, il rifiuto, oggi rientrato, di una comunità di accettare di dare ospitalità (provvisoria) a 13 migranti, donne e bambini, deve far riflettere. Si tratta di un territorio (il delta del Po) oggi quasi spopolato, povero di strutture, tenuto in vita da pescatori che cominciano a conoscere un minimo di benessere. Il turismo è primitivo. E’ la paura la grande molla che ha spinto questa gente (lavoratrice, culturalmente povera, per lo più anziana) a mettere in moto un rigetto che non appartiene alla loro tradizione di ospitalità e solidarietà. Paura del diverso, paura di sottrazione dei pochi posti di lavoro, paura di destabilizzazione di una comunità ristretta, non certo urbana, da poco riscattata dalle prove delle grandi inondazioni che hanno decretato l’abbandono e la povertà. 

Qual è la colpa delle istituzioni? Non aver previsto questa reazione incontrollata, non aver preparato la comunità all’accoglienza. Esistono ovunque gli esagitati e gli xenofobi di professione, la Lega di Salvini ci sguazza. Lo sappiamo. La paura genera l'intolleranza e l'emotività si scatena. 

Ma questa non è l’Italia, non è neppure il Delta del Po.


Amoproust, 27 ottobre 2016

giovedì 13 ottobre 2016

La grande ammucchiata

Tutti insieme appassionatamente...

Fa specie o suscita ribrezzo, decidete voi, vedere in un' affollata assemblea, tutti insieme, D'Alema e Fini, Cirino Pomicino e Salvi e tanti altri, acerrimi nemici nella Prima repubblica. Così... era proprio una riunione della prima Repubblica. Senza alcun pudore, senza "distinguo politici".

Tutti insieme, un'armata Brancaleone motivata da un solo scopo e diretta da un unico sentimento. L'odio verso Renzi e il desiderio di azzopparlo, una volta per sempre. Per poi dividersi e iniziare la vera lotta  (sanguinosa) per il potere. 
La Riforma costituzionale è un alibi, un pretesto, una quisquilia di cui liberarsi dicendo un bel no purché tutto rimanga come prima. Nostalgia appunto da prima repubblica.

Il "no" come preludio per mettere tra parentesi trent'anni di vita italiana (da Tangentopoli a Renzi) e ricominciare dal CAF e da Craxi. Trent'anni inutili, persi, da buttare. Nostalgia della vecchia DC e del PCI come antagonisti "fratelli", come se i tempi fossero ancora quelli e  nulla sia successo sotto la volta del cielo della politica.

E tutto questo mentre in America si materializza il rischio Trump, in Europa si alzano le barriere contro l'esodo dei migranti (questo sì fenomeno epocale) e la Comunità è sfasciata quasi del tutto, il Medio Oriente è una polveriera, l'Inghilterra si chiude nel suo isolazionismo e dappertutto dominano regimi dittatoriali, fame e miseria.

Noi da cinque mesi - in Italia - non parliamo d'altro di quella piccola riformetta che è la riforma Boschi come se fosse una svolta storica fondamentale per il nostro povero paese, dilaniato dalla disoccupazione e dal debito pubblico. Roba che grida vendetta al cielo. E questo dopo che il Parlamento, nelle sue due articolazioni ha detto sì in doppia lettura! Noi siamo una repubblica parlamentare? Perché allora chiedere il parere di cittadini disinformati, preoccupati di tutt'altro e che, per un quinto lottano contro la povertà? 

La riforma non brilla sicuramente per innovazione e democraticità. In alcune parti nasce zoppa ed è sinceramente brutta: ma gridare allo scempio e all'attentato contro la democrazia è decisamente troppo. L'enfasi e l'iperbole accompagnate dall'insulto e dal disprezzo dell'avversario inquinano la vita e la relazione politica. Siamo in una bettola del Far West ottocentesco, non in una nazione civile e moderna. 

Ed è certo che, sia che vinca il sì sia che vinca il no, tutto sarà come prima perché il profeta dell'Italia contemporanea è stato il principe di Salina, il signor Gattopardo.

Amoproust 13 ottobre 2016

mercoledì 5 ottobre 2016

Siamo seri, una buona volta!

Una scheda elettorale

Se potevo ancora avere dei dubbi se votare sì o no al referendum del 4 dicembre (già, una data!) la polemica sulla scheda elettorale mi ha spinto decisamente per la sua pretestuosità e immaginifica balordaggine verso la sponda del sì. Forse avverrà ancora qualcosa di impetuoso come un vento biblico a portarmi sulla sponda del no, ma dubito.

Ma i critici di questa scheda si sono guardati indietro e hanno dato un’occhiata alle schede incomprensibili dei referendum passati? Piene di rimandi a commi e articoli di legge, a “lei è d’accordo a sostituire le parole ‘bianco ghiaccio’ con le parole ‘bianco avorio’ e altre amenità del genere? Schede per lo più illeggibili, al limite della comicità e della goliardia leguleia?

Al loro confronto la scheda del 4 dicembre è un magnifico esempio di civile chiarezza. Inganno perpetrato nei confronti degli elettori? Ma è il titolo della riforma approvata dal Parlamento in doppia lettura e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale! Se lo ricordano lo schiamazzante Brunetta e il delirante Grillo? Per non parlare dei leaderini di sinistra! Se il quesito fosse stato sul modello di quelli precedenti ve le immaginate le critiche, i ricorsi, le polemiche?

Sono d’accordo (una prima volta!) con Maria Elena Boschi: “Il quesito è stato deciso dalla corte di Cassazione”.  E’ chiaro, lampante, evidente.

Per gli scettici, a titolo di esempio, riportiamo il quesito del referendum sulle trivelle del 17 aprile:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

Ma siamo seri una buona volta!

Amoproust, 6 ottobre 2016