A
proposito di Radio Maria.
Adesso tutti se la prendono con
Padre Cavalcoli, il domenicano che da radio Maria ha operato un collegamento
tra il terremoto e una punizione divina per il “peccato” delle unioni civili di
cui si è macchiata l’Italia. Anche il
Vaticano, dopo la svolta di papa Francesco.
Ma pochi si ricordano che questo modo di pensare (gli eventi
naturali, le sciagure come castighi divini) è iscritto da secoli nella
tradizione culturale delle religioni, anche della religione ebraica e
cristiana. Padre Cavalcoli ha semplicemente e ingenuamente detto ciò che pensava, che gli
hanno insegnato: il peccato - ciò che per i credenti è peccato - smuove l’ira di Dio, chiama il castigo.
Era così al tempo delle piaghe d’Egitto, dell’arca
di Noè, fin dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre. Ed era così
nel Medioevo quando la peste infuriava fino al cattolicissimo Manzoni, che vede
nella pestilenza il castigo per Don Rodrigo.
Quante volte, da piccolo, ho sentito
dire che l’inondazione, la malattia, la
rovina economica erano un castigo di Dio! E quando la Madonna appariva non era,
nella diffusa credenza dei devoti, se non per annunciare sfracelli se il mondo
non si convertiva? Un diffuso modo di pensare legato alla fede religiosa che
tende a collegare la vita su questa terra alla “volontà” di Dio.
Questo succede
quando si rinuncia alla razionalità, quando la superstizione prende il
sopravvento. Non si tratta di Fede, ma un uso improprio della natura e del principio di casualità. Dobbiamo
convertirci sì, ma all’uso corretto negli ambiti che sono loro propri della
ragione e della Fede (per i credenti).
Amoproust, 6 novembre 2016
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