domenica 6 novembre 2016

Radio Maria e padre Cavalcoli

A proposito di Radio Maria.


Adesso tutti se la prendono con Padre Cavalcoli, il domenicano che da radio Maria ha operato un collegamento tra il terremoto e una punizione divina per il “peccato” delle unioni civili di cui si è macchiata  l’Italia. Anche il Vaticano, dopo la svolta di papa Francesco.

Ma pochi si ricordano che questo modo di pensare (gli eventi naturali, le sciagure come castighi divini) è iscritto da secoli nella tradizione culturale delle religioni, anche della religione ebraica e cristiana. Padre Cavalcoli ha semplicemente e ingenuamente detto ciò che pensava, che gli hanno insegnato: il peccato - ciò che per i credenti è peccato - smuove l’ira di Dio, chiama il castigo.  

Era così al tempo delle piaghe d’Egitto, dell’arca di Noè, fin dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre. Ed era così nel Medioevo quando la peste infuriava fino al cattolicissimo Manzoni, che vede nella pestilenza il castigo per Don Rodrigo. 

Quante volte, da piccolo, ho sentito dire  che l’inondazione, la malattia, la rovina economica erano un castigo di Dio! E quando la Madonna appariva non era, nella diffusa credenza dei devoti, se non per annunciare sfracelli se il mondo non si convertiva? Un diffuso modo di pensare legato alla fede religiosa che tende a collegare la vita su questa terra alla “volontà” di Dio. 

Questo succede quando si rinuncia alla razionalità, quando la superstizione prende il sopravvento. Non si tratta di Fede, ma un uso improprio della natura  e del principio di casualità. Dobbiamo convertirci sì, ma all’uso corretto negli ambiti che sono loro propri della ragione e della Fede (per i credenti).

Amoproust, 6 novembre 2016

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