martedì 1 novembre 2016

Dio

Dio

Pensare a un Dio Padre amorevole e sollecito che ci ama e ci protegge, misericordioso, come costantemente ci invita a fare Francesco, è consolatorio e gratificante. Ci aiuta a tollerare i mali che ci affliggono e a sperare in bene. Ma appunto è una consolazione. 

La realtà, guardata con occhi privi di filtro, è ben altra. Il male domina il mondo, le sofferenze affliggono proprio i poveri e gli ultimi della Terra. Gli uomini si odiano, amano le guerre e perseguono l’ingiustizia e la disuguaglianza.

Non solo, ma l’immagine di un Padre  buono e misericordioso, sempre esistita, è alla ribalta oggi, mentre ieri e più volte nei secoli e ancor oggi presso alcune religioni, ha dominato la visione di un Dio terribile e vendicativo, di cui aver paura.

La trascendenza è oscura  e insondabile. Un Dio persona è un bisogno creato a immagine dell'uomo e delle sue strutture sociali, il bisogno di autorità. Pensata come soluzione al problema “chi ha creato il mondo, l’universo?” si ritorce su se stessa e, con il principio di causalità invita alla domanda “ma chi ha creato Dio, allora?” è così all’infinito.

Non solo, ma il pensiero di una trascendenza “cattiva” che crea un mondo sofferente e afflitto entra in contraddizione con se stessa e diventa intollerabile.

Meglio pensare che il mistero resta tale e che la mente umana non è in grado di risolverlo. Dopo secoli e secoli la teologia rimane e si manifesta come una grande chiacchiera inutile su Dio, che forse ci guarda e sorride di noi e della nostra impotenza.

Oppure, se non vogliamo rinunciare al sacro, ebbene eccolo qua. L’universo è esso stesso Dio, tutto è una parte di Dio, noi stessi siamo una manifestazione del divino. Un divino immanente che si evolve in continuazione, cambia, si perpetua nella notte dei tempi. La vita è un’effimera parvenza della sacralità e Dio è incarnato nel mondo. Il bene si serve del male e il male è esso stesso una manifestazione al negativo del bene. Chissà se Gesù non voleva dire, nel suo linguaggio esoterico, proprio questo. Lui era un profeta, la Chiesa no: è un’Istituzione.

Io preferisco pensarla così. La morte, non importa come, mi ritufferà nel ciclo misterioso della vita.


Amoproust, 1 novembre 2016

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