Dio
Pensare a un Dio Padre amorevole e
sollecito che ci ama e ci protegge, misericordioso, come costantemente ci
invita a fare Francesco, è consolatorio e gratificante. Ci aiuta a tollerare i
mali che ci affliggono e a sperare in bene. Ma appunto è una consolazione.
La
realtà, guardata con occhi privi di filtro, è ben altra. Il male domina il
mondo, le sofferenze affliggono proprio i poveri e gli ultimi della Terra. Gli
uomini si odiano, amano le guerre e perseguono l’ingiustizia e la
disuguaglianza.
Non solo, ma l’immagine di un
Padre buono e misericordioso, sempre esistita,
è alla ribalta oggi, mentre ieri e più volte nei secoli e ancor oggi presso
alcune religioni, ha dominato la visione di un Dio terribile e vendicativo, di
cui aver paura.
La trascendenza è oscura e insondabile. Un Dio persona è un bisogno creato a immagine dell'uomo e delle sue strutture sociali, il bisogno di autorità. Pensata come soluzione al
problema “chi ha creato il mondo, l’universo?” si ritorce su se stessa e, con
il principio di causalità invita alla domanda “ma chi ha creato Dio, allora?” è
così all’infinito.
Non solo, ma il pensiero di una
trascendenza “cattiva” che crea un mondo sofferente e afflitto entra in
contraddizione con se stessa e diventa intollerabile.
Meglio pensare che il mistero resta
tale e che la mente umana non è in grado di risolverlo. Dopo secoli e secoli la
teologia rimane e si manifesta come una grande chiacchiera inutile su Dio, che
forse ci guarda e sorride di noi e della nostra impotenza.
Oppure, se non vogliamo rinunciare
al sacro, ebbene eccolo qua. L’universo è esso stesso Dio, tutto è una parte di
Dio, noi stessi siamo una manifestazione del divino. Un divino immanente che si evolve in
continuazione, cambia, si perpetua nella notte dei tempi. La vita è un’effimera
parvenza della sacralità e Dio è incarnato nel mondo. Il bene si serve del male
e il male è esso stesso una manifestazione al negativo del bene. Chissà se Gesù
non voleva dire, nel suo linguaggio esoterico, proprio questo. Lui era un
profeta, la Chiesa no: è un’Istituzione.
Io preferisco pensarla così. La
morte, non importa come, mi ritufferà nel ciclo misterioso della vita.
Amoproust, 1 novembre 2016
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