martedì 15 novembre 2016

L’alternanza

Si parla molto, talvolta, di “alternanza” come grande risorsa della democrazia. Chi è al potere viene valutato dagli elettori alla scadenza della legislatura e, se l’elettorato è scontento, viene eletto il suo avversario. Questa è l’alternanza che dovrebbe garantire la correzione degli errori e il progresso.

Tutto giusto se gli elettori votassero con il “giudizio”. Ma quando le campagne elettorali sono preda della demagogia e del populismo non è così. Oggi succede spesso. I media distorcono. I sondaggi premono. Le speranze alimentano illusioni.

Esempio lampante la vittoria di Trump e l’alternanza a Obama. Trump promette di distruggere quel poco (o tanto, dipende dai punti di vista) che Obama è riuscito a fare. Se questa fosse la democrazia non ci sarebbe progresso, ma semplicemente una successione di reciproche delegittimazioni. Questo succede regolarmente con le dittature e i regimi autoritari.

La Turchia. Kemal Ataturk negli anni 20 del secolo scorso aveva portato la Turchia all’occidentalizzazione, impostando uno stato laico e moderno, democratico. Non senza opposizione e spargimento di sangue. Oggi Erdogan riporta la Turchia all’anno zero instaurando uno stato islamico, quasi un sultanato. Questa non è alternanza, ma regresso.

Esistono infatti principi non negoziabili: l’uguaglianza senza discriminazioni, la libertà di stampa e di associazione, di religione, i diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente, l’istruzione garantita e così via. La comunità civile internazionale riconosce come inalienabili questi principi. Molti stati non li rispettano e  non possono chiamarsi democratici.

Ciò che Trump si propone di fare (che almeno ha dichiarato durante la campagna elettorale) va in direzione contraria a questi principi. Per esempio si propone di stracciare gli accordi di Parigi sul clima, danneggiando così l’intero pianeta. E’ un fatto grave.

Da qui le giuste proteste dell’opinione pubblica antiTrump  in America: Trump è un uomo pericoloso. Che sia stato eletto dal popolo americano non gli lascia le briglie sul collo per andare contro la storia.

O la storia si rivolterà contro di lui.

Amoproust, 15 novembre 2016


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