L’alternanza
Si parla molto,
talvolta, di “alternanza” come grande risorsa della democrazia. Chi è al potere
viene valutato dagli elettori alla scadenza della legislatura e, se
l’elettorato è scontento, viene eletto il suo avversario. Questa è l’alternanza
che dovrebbe garantire la correzione degli errori e il progresso.
Tutto giusto se gli
elettori votassero con il “giudizio”. Ma quando le campagne elettorali sono
preda della demagogia e del populismo non è così. Oggi succede spesso. I media distorcono. I sondaggi premono. Le speranze alimentano illusioni.
Esempio lampante la
vittoria di Trump e l’alternanza a Obama. Trump promette di distruggere quel
poco (o tanto, dipende dai punti di vista) che Obama è riuscito a fare. Se questa fosse la democrazia non ci sarebbe
progresso, ma semplicemente una successione di reciproche delegittimazioni.
Questo succede regolarmente con le dittature e i regimi autoritari.
La Turchia. Kemal
Ataturk negli anni 20 del secolo scorso aveva portato la Turchia
all’occidentalizzazione, impostando uno stato laico e moderno, democratico. Non
senza opposizione e spargimento di sangue. Oggi Erdogan riporta la Turchia
all’anno zero instaurando uno stato islamico, quasi un sultanato. Questa non è
alternanza, ma regresso.
Esistono infatti
principi non negoziabili: l’uguaglianza senza discriminazioni, la libertà di
stampa e di associazione, di religione, i diritti dei lavoratori, il rispetto
dell’ambiente, l’istruzione garantita e così via. La comunità civile
internazionale riconosce come inalienabili questi principi. Molti stati non li
rispettano e non possono chiamarsi
democratici.
Ciò che Trump si
propone di fare (che almeno ha dichiarato durante la campagna elettorale) va in
direzione contraria a questi principi. Per esempio si propone di stracciare gli
accordi di Parigi sul clima, danneggiando così l’intero pianeta. E’ un fatto grave.
Da qui le giuste
proteste dell’opinione pubblica antiTrump
in America: Trump è un uomo pericoloso. Che sia stato eletto dal popolo
americano non gli lascia le briglie sul collo per andare contro la storia.
O la storia si
rivolterà contro di lui.
Amoproust, 15 novembre 2016
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